Alita – Angelo della Battaglia, un cyborg dal cuore umano

Alita, angelo e guerriera, anima e microchip, amore e dolore sono tutti elementi che convivono in una figura iconica del mondo dell’animazione e del fumetto nipponico, epopea del mangaka Yukito Kishiro portata sul grande schermo in questo roboante blockbuster prodotto da James Cameron e affidato da questi alla regia di Robert Rodriguez. Il cineasta messicano si trova alle prese con il film più costoso di una carriera iniziata col low-budget El Marriachi (1992), versione grezza e spuria (ma già ricca di spunti) del successivo sequel/remake Desperado (1995) con Antonio Banderas, titolo che lo ha consacrato definitivamente all’attenzione del grande pubblico. E proprio nelle similitudini con gli esordi, qui declinati in una chiave produttiva da kolossal, Alita – Angelo della battaglia si distingue dalla maggior parte delle produzioni coeve, in cui a contare spesso è soltanto l’impatto esteriore e il cuore del racconto rischia di perdersi in favore dell’estetica degli effetti speciali, eventualità fortunatamente qui schivata.

Alita - Angelo della battaglia
La nascita

Con questo live-action Rodriguez non ha perso un briciolo del proprio, bruciante, stile nel caratterizzare in maniera profondamente umana e ricca di spunti i propri personaggi, poco importa se questi siano infallibili assassini armati di chitarra o automi dalle sembianze femminili: entrambi infatti sono figure alla ricerca di una normalità che sembra lontana a venire ma raggiungibile con sudore e sacrificio. In questo blockbuster fantascientifico dai profitti economici non completamente soddisfacenti (e un sequel purtroppo è ancor oggi nell’incertezza più totale e difficile a venire) gli effetti speciali giocano un ruolo fondamentale non tanto nella mastodontica messa in scena, in linea coi canoni odierni e con poco da invidiare ad altri recenti cult a tema come Ready: Player One (2018), bensì nella realizzazione della giovane protagonista: il look umanoide  di Alita reso in CG e basato sulle reali fattezze dell’attrice Rosa Salazar, già vista nella saga di Maze Runner, è a suo modo unico e rimarchevole. Gli occhioni in stile manga e una fisicità innaturalmente snella che si esalta nelle sequenze d’azione infatti rendono il personaggio ricco di inaspettata umanità, una sorta di Gollum 2.0 in versione tenera e femminile che amplifica ulteriormente il già intenso slancio emotivo del racconto.

Alita - Angelo della battaglia
Alita

Tra citazioni a figure realmente esistite e ricondotte nell’immaginario letterario e cinefilo come Jack lo squartatore nelle uscite notturne del padre adottivo / salvatore e rimandi ad un cult quale il Rollerball (1975) originale nella particolare disciplina sportiva in cui Alita diventa ben presto una rispettata campionessa, le due ore di visione offrono sorprese in serie nello scorrere sempre più tumultuoso di eventi, con una violenza ballerina che fa capolino in diverse occasioni (sempre e comunque smussata dalle estensioni corporee dei cyborg contendenti) e una gradevole sottotrama romantica che guida le scelte delle principali figure coinvolte. Il tutto all’interno di una narrazione ricca di pathos e di topiche scene madri che trainano infine allo scambio di sguardi finale, aperto ad una continuazione che purtroppo difficilmente vedremo su grande schermo. Certo, a tratti l’impressione che la storia corra troppo si palesa e lo spettatore non avvezzo a tali background può rimanere parzialmente spaesato dalla rapidità di informazioni e pedine messe in moto dalla sceneggiatura, ma è un difetto di poco conto che passa in secondo piano di fronte ad un’efficace gestione del ritmo, priva di tempi morti e di inutili pedanterie retoriche: anche i passaggi più drammatici e intensi sfruttano l’intervallo corretto per esprimere i relativi mood, senza perdersi in gratuite lungaggini. L’alto e il basso, il cielo e la nuda terra come ennesima, sempre attuale, riproposizione di una distopia sociale tra i ricchi e i poveri, fattore che trasforma quest’angelo vendicatrice in una sorta di eroina proletaria pronta a tutto pur di far trionfare la giustizia e proteggere le persone care in un’aura da potenziale tragedia in sottofondo.

Alita - Angelo della battaglia
Hai commesso il più grande errore della tua vita…non hai capito chi sono.

Per preparare comunque i neofiti basti sapere che la trama è ambientata nel futuro del 2563, con il nostro pianeta devastato da una grande guerra interplanetaria combattuta tre secoli prima. Il dottor Dyson Ido rinviene in una discarica, dove vengono gettati i rifiuti della città sospesa di Zalem, la parte superiore del corpo di un cyborg il cui cervello è rimasto miracolosamente intatto. Il medico, che aiuta le classi più bisognose con interventi relativi alla sostituzione di arti danneggiati, dona alla “superstite” un nuovo corpo e decide di chiamarla Alita, come sua figlia scomparsa anni prima. La ragazza androide fa amicizia con il giovane Hugo ed è intenzionata a scoprire di più sul proprio passato, appassionandosi al contempo del Motorball, uno sport futuristico grazie al quale i supercampioni possono accedere a Zalem, meta ambita da chiunque viva nella più povera Città di Ferro. E mentre i flashback fanno capolino nella sua mente, Alita si trova coinvolta in una situazione complessa e imprevedibile dove il pericolo si nasconde dietro ogni angolo. Questo a grandi linee è il plot principale, al quale ben presto si annidano intrighi e colpi di scena destinati a mutare radicalmente lo svolgersi dei fatti e le relative dinamiche: se è vero che il flusso di particolari procede con rapidità, è altrettanto lodevole la maniera in questo mix di toni e atmosfere è stato gestito con precisione, ibridando alla sontuosa resa visiva un’essenza vibrante e toccante, con alcuni momenti di coinvolgente commozione che fanno capolino nelle fasi più concitate del racconto. Per un film che, proprio come la sua protagonista, possiede un cuore pulsante e combattivo a dispetto di ogni previsione.

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars