Godzilla II: King of the Monsters

Nel 2014 Legendary Pictures e Warner Bros.  si alleano per costruire un’alternativa allo strapotere cinematografico degli universi dei super-eroi. Nasce così l’idea di un Monsterverse, dove, sullo stesso pianeta e nello stesso arco temporale, convivono mostri giganteschi provenienti da diverse storie. Quindi, viene alla luce Godzilla (2014), Kong:Skull Island(2017) e l’ultimo, per ora Godzilla 2:  King of the Monsters(2019). In attesa del crossover più accattivante, l’inevitabile Godzilla vs. Kong(2020).

Godzilla(2014)

Il primo film della serie è un piccolo gioiello di classe. Il regista Gareth Edwards, che aveva compiuto miracoli (e fatto le prove generali per un film su titani che distruggono il pianeta) con un film a basso budget dal titolo Monsters(2010), rende Godzilla un essere quasi mitologico, cita Kubrick in modo elegante e sceglie sempre personalissimi punti di vista per mostrare il Godzilla più grande (fino a quel giorno…) mai visto sugli schermi.

Kong

Decisamente più modesto il secondo della serie, Kong:Skull Island non possiede il pathos, i virtuosismi e il manierismo del suo più recente predecessore (King Kong (2005) di Peter Jackson), è spettacolo puro, con il mostro vero protagonista, e gli umani a fare da contorno, e non solo in senso figurato.
Entrambi i film, comunque, incassano circa quattro volte la cifra spesa, il che induce i produttori a portare avanti la storia del Monsterverse.

Il Re dell’isola dei teschi

Si arriva così al nuovo capitolo, che segue il tenore del secondo,  abbandonando la cifra stilistica di Gareth Edwards in favore di uno stile più commerciale. Il nuovo regista, Michael Dougherty, scrittore di fumetti di eroi in calzamaglia, ha al suo attivo un cortometraggio e un paio di commedie horror. Dougherty affronta la storia come se dovesse rendere principalmente conto ai fan di Godzilla: trama, personaggi e mostri sono assemblati attingendo a piene mani dalla sterminata produzione dedicata al lucertolone arrivato alla cifra record di 108 metri di altezza. L’energia sprigionata da Godzilla (o Gojira, per chi preferisce la dizione nipponica) assume le diverse tonalità dal blu al rosso, e i mostri fanno parte della storia del franchise. Su tutti, svetta Ghidora, il drago a tre teste, nemesi del protagonista e dalla facile ricrescita degli arti perduti, o di una delle tre teste.

Qualcosa è sepolto nel ghiaccio, e stavolta non sembra essere un Avenger…

Questo secondo capitolo dedicato a Godzilla, oltre ad essere un discreto intrattenimento digitale, ha il pregio di fare chiarezza su alcuni punti.
Il primo: in questa serie gli umani sono esclusivamente un pretesto per mostrare sequenze di mostri scatenati. Il loro peso nella storia è apparente, anche se nel primo film la classe di Edwards chiariva questo concetto in modo non invasivo, mentre in Kong:Skull Island e in questo film, gli umani sembrano essere la causa (missili nucleari, bombe di profondità, inquinamento ed eco-terrorismo) di qualsiasi male affligga la terra, e soprattutto dell’ira dei mostri millenari che tornano a riprendersi ciò che era loro.

Godzilla e Kong visti come guardiani, quindi, pronti a difendere la Terra, non per salvare gli umani, che vedono come fastidiose formiche, ma per difendere il loro habitat da giganteschi invasori che potrebbero distruggerlo. Curiosamente, in quest’ultima storia la razza umana non è vista come il pericolo, nonostante venga puntualizzato che è la principale responsabile di enormi disastri ecologici. Forse è la gratitudine per aver creato le armi atomiche, dato che questi mostri sembrano apprezzare particolarmente l’energia nucleare come pasto quotidiano? Più semplicemente, sono gli autori a vedere la specie umana come un mero pretesto nella storia.

I’m the King

Il secondo punto è l’argomento più citato a sfavore del film, ovvero, l’incongruenza della trama, in modo particolare verso i comportamenti degli umani.  Eppure, è difficile pensare che questi film siano scritti da sprovveduti. Chè con gli stessi pretesti sono state mosse alla coerenza di Avengers:Endgame, film che gioca sullo stesso terreno e con le stesse armi di Godzilla & Company. I difensori dell’ultimo capitolo dell’epopea Marvel hanno parlato di quel film come dell’abbraccio ideale della Casa delle Idee ai loro fan, e in questo immenso, spettacolare saluto hanno sacrificato la logica in favore del sentimento.

Godzilla vs. Ghidora: il vero motivo per vedere questo film

Questo Godzilla:King of the Monsters, invece, realizzato da uno scrittore di fumetti, chiarisce ogni dubbio, grazie alla sua interpretazione della ‘sospensione dell’incredulità’. Questo termine è storicamente utilizzato per spiegare come mai il lettore accetti che Clark Kent possa non essere riconosciuto come Superman dai suoi amici, semplicemente indossando un paio di occhiali posticci, o che possa sollevare un’automobile senza sforzo, o che arrivi a poter volare senza possedere le ali. Al cinema, la sospensione dell’incredulità scattava automatica nello spettatore che stava al gioco, quando King Kong animato a passo uno saliva sull’Empire State Building, oppure quando Gojira passeggiava per un evidente modellino plastico di Tokyo. Per immergersi nel film, lo spettatore si ancorava ai personaggi umani, empatizzando con loro,  e condividendo la loro storia e il pericolo. La mente, così, sospendeva l’incredulità per quegli effetti speciali così posticci.

Il primo, leggendario King Kong

Nel 2019, dopo la serie dei Transformers che è stata in questo senso pionieristica, l’ultimo film di Godzilla chiarisce qualcosa che avevamo già intuito. Non c’è più motivo di non credere nei mostri. Sono tridimensionali, terribilmente reali e immersi nella realtà più di quanto lo siamo noi, ancorati a Whatsapp, Facebook e Instagram. Gli effetti speciali sono così realistici che il cervello è disposto all’istante ad accettare un mostro alto oltre cento  metri e con tre teste. E il meccanismo di sospensione dell’incredulità è ancora vivo, solo che ha cambiato direzione. Chè scatta ogni volta che incontra un buco nella trama (uno scienziato misconosciuto che dà ordini ai militari, e loro eseguono immediatamente!), un personaggio improbabile (un eco-terrorista più cattivo e spietato di Thanos), una situazione surreale (la bambina di “Stranger Things” che qui non ha superpoteri, ma si diverte a citare il Trono di Spade urlando in faccia al mostro) e una scelta demenziale (lo scienziato giapponese, non un soldato, che si immola in una missione suicida e nessuno prova neanche a fermarlo, anzi, tutti a mandarlo avanti con grandi pacche sulle spalle).

Undici è tornata, ma senza i suoi poteri…

Se siete pronti ad accettare qualsiasi assurdità, senza spappolarvi il cervello in capriole mentali inutili e dannose, armati di pop-corn e coca-cola al seguito, allora è un film che va visto. Non per la fragilità della trama che, come abbiamo detto, in questo tipo di pellicole conta ben poco, ma solo e soprattutto per la spettacolarità della messa in scena, che regala momenti da “urlo”. Provare per non credere!

VOTO: 2.5 out of 5 stars