Il Traditore

“Io sono stato e resto un uomo d’onore. Sono loro che hanno tradito gli ideali di Cosa Nostra. Per questo io non mi considero un pentito.”
Questa frase divenuta già “cult” racchiude gran parte del significato de “Il traditore”, nuova opera del maestro Marco Bellocchio che può vantare, nella sua lungimirante carriera, numerosi riconoscimenti tra cui: tre David di Donatello, cinque nastri d’argento e sei globi d’oro.
La sua filmografia è costellata da veri e propri capolavori come :”I pugni in tasca”, “L’ora di religione” e “Vincere”.

Il Traditore

In questo nuovo lungometraggio dal sapore verdiano che si avvale di una colonna sonora struggente ed epica che comprende grandi classici come “Va pensiero” e il preludio di Macbeth dello stesso Giuseppe Verdi, Bellocchio affida ad un immenso Pierfrancesco Favino il compito di interpretare uno dei più celebri mafiosi del nostro paese: Tommaso Buscetta.
La vicenda ripercorre tutte le tappe della sua vita dagli anni ’80 fino alla morte avvenuta nel 2000 e ci narra magistralmente la lotta alla mafia intrapresa da Giovanni Falcone che, proprio grazie alle testimonianze di Buscetta, riuscì ad arrestare numerosi boss, fino ad arrivare al vertice della mafia, ovvero lo stato stesso.

Il Traditore

La pellicola non rinuncia a mostrarci scene di efferata violenza e possiede il grande pregio di non limitarsi a narrare in maniera didascalica gli avvenimenti, come in una banale fiction televisiva, ma riesce a spingersi oltre regalandoci ben due ore e mezzo di cinema allo stato puro.
L’inizio ci fa vagamente ricordare “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, mentre le sequenze della “strage di Capaci” in cui perse la vita Giovanni Falcone e quelle dell’aereo che estradò Buscetta dal Brasile all’Italia sono da antologia, senza far rimpiangere i capisaldi americani del genere “gangster” come “Il padrino” e “Quei bravi ragazzi”.
Bellocchio non redime il cosiddetto “boss dei due mondi” ma lo rende “fascinoso” e molto sfaccettato; inoltre omaggia la lingua “siciliana” riuscendo a rivalutarla regalando allo spettatore anche scene dal forte impianto teatrale, come quella del “maxi-processo” in cui svettano un bravissimo Luigi Lo Cascio nei panni del criminale “Totuccio Contorno” e un altrettanto impeccabile Fabrizio Ferracane che incarna il mafioso Pippo Calò, non mancano inoltre le allegorie; da standing ovation risultano essere infatti le sequenze in cui i boss vengono paragonati metaforicamente a delle bestie feroci chiuse in gabbia.

Il Traditore

In conclusione siamo di fronte ad una vera e propria “festa cinematografica” che a Cannes ha già fatto incetta di applausi e nomination.
Il finale è di quelli che non si dimenticano, vedere per credere.
Il messaggio del film è tutto nelle parole, scolpite nella roccia, di Peppino Impastato, un uomo che ha dato la vita per combattere “Cosa Nostra” e che fu interpretato egregiamente dallo stesso Lo Cascio nel capolavoro di Marco Tullio Giordana “I cento passi“, ancora oggi attualissime: “La Mafia uccide, il silenzio pure.”

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars