Ritorno al Futuro (Back to the Future)

Sono passati quasi 35 anni dal momento in cui Marty Mcfly si è svegliato, nella sua cameretta, al suono della sveglia mattutina: i Levi’s e il “giubbotto di jeans, le sneakers ai piedi, il “piumino mezze maniche” , lo skate e il suo mega orologio al polso: un ragazzino dal look non molto diverso da quelli di oggi (la moda anni ‘80 domina prepotentemente), che si affaccia alla vita da un lato con grande l’entusiasmo, dall’altro con la confusione tipica dei suoi 17 anni. Insieme al suo amico, lo scienziato Doc Bown, Marty vivrà un’avventura speciale, tornando indietro nel tempo a bordo della potente DeLorean, nella Hill Valley del passato, fino al lontano 1955.

Commedia leggera, figlia del trend di quegli anni, il film di Robert Zemeckis (prodotto da Steven Spielberg) rappresentò al tempo una vera rivoluzione.
Accanto alla leggerezza tipica delle pellicole per ragazzi, il regista e Bob Gale (co-autore) innestarono elementi tipicamente spielberghiani legati all’avventura e al fantastico.

Marty e Doc

L’assetto sociale è quello tipico della periferia americana, ma le case non sono tutte perfettamente allineate; la famiglia non è quell’isola felice di mamma, papà, fratelli e cane; il miglior amico non è il ragazzino curioso e complice della porta accanto. Anzi! Il quadro sociale che Zemeckis ci propone è alquanto disomogeneo e dissonante: casa caotica e disordinata, madre dolce ma alcolista, padre surreale e frustrato (il famigerato George McFly), fratelli falliti.  Il miglior amico è uno strano scienziato cinquantenne, complice irresistibile di avventure speciali, ma anche lui dalla vita caotica e disallineata.
Ed è proprio questa non linearità che rappresenta il filo conduttore della pellicola, dove la successione degli eventi viene spesso sottolineata dalla presenza dominante di un orologio e del tempo che passa scandito da: timer, sveglie luminose, strani marchingegni mal programmati. O da un imponente orologio sulla torre del tribunale, nella piazza della città (oggetto chiave del film), distrutto da un fulmine più di trent’anni fa e mai riparato.  La riparazione del guasto temporale, coinciderà proprio con la distruzione di quell’orologio, creando il “paradosso” necessario e anima centrale di tutto il film.

Il viaggio nel tempo compiuto da Marty rappresenta un viaggio verso l’autodefinizione di se stesso, ma anche della sua famiglia. Marty incontrerà sua madre e suo padre, diverrà il “sogno proibito” della prima e l’amico confidente dell’altro; imparerà finalmente a dialogare con loro, a conoscerli, trovando nel Doc del passato un complice e un punto di riferimento, iniziando un percorso che lo porterà a guardarsi dentro: le frustrazioni giovanili, la paura di fallire e affrontare gli eventi, imparando a dire “no” alle provocazioni.

La leggendaria DeLorean

Il viaggio di Marty non si concluderà nel primo capitolo della saga (verrà divisa in tre film tra passato, futuro e antico West), ma sicuramente questo film della serie che contiene un po’ tutto il leitmotiv della Trilogia e ne mostra l’anima, riuscendo ad assemblare in sé tutto il nucleo dell’idea “Back to the future”. Scoperta e viaggio verso l’ignoto, caos e messa in discussione, famiglia e stabilità.
C’è il turbamento, la rabbia, l’emotività adolescenziale e l’amore romantico; c’è la fantasia, l’avventura, la cultura, la musica, la necessità di credere nei sogni e nei propri mezzi. Ma ciò che colpisce, e resta alla fine della visione del film di Zemeckis, non sono tanto le immagini avventurose e rocambolesche della pellicola, sicuramente molto avvincenti e trascinanti; quel che rimane impresso nella memoria dello spettatore è soprattutto questa immagine di amicizia e complicità che lega i due protagonisti, splendidamente interpretati da un Michael J.Fox iconico, quanto perfetto nel suo ruolo, e da uno straordinario Christopher Lloyd vero mattatore della pellicola. Un’amicizia vera, complice e costruttiva, mai banale o retorica, ma intelligente e affidabile, vero simbolo di questo straordinario Viaggio nel Tempo.

Marty al suono di “Johnny B. Goode” di Chuck Berry

Voto Autore: 4 out of 5 stars