Rocketman, dall’eccesso alla risolutezza

Film della settimana (o probabilmente del mese) Rocketman, di Dexter Fletcher, ha tutte le carte in regola per sfidare (e avere la meglio) l’Aladdin disneyano di Guy Ritchie, attualmente in vetta al botteghino italiano e americano. Il regista nell’ombra del pluripremiato Bohemian Rhapsody (Fletcher si occupò delle ultime riprese e della fase di post produzione del film sui Queen senza essere mai stato riconosciuto come tale) firma un’opera che supera ogni aspettativa. Il musical con protagonista Taron Egerton, che dà corpo e voce al personaggio di Elton John, è un connubio di gioia e amarezza, depressione ed euforia. In sostanza Rocketman è adrenalina pura.

Taron Egerton è Elton John

Egerton crea un Elton inedito, e lo fa sfruttando il suo talento da interprete e da cantante perché – a differenza del sopracitato biopic musicale – qui è lo stesso protagonista sullo schermo a cantare. Dopo aver ascoltato i consigli del John originale, Egerton non si limita ad imitare movenze e timbro vocale ma ricostruisce l’essenza di Elton attraverso quello che è il suo corpo e la sua voce, confezionando un personaggio autentico a cui è difficile non credere.

Dalla scena d’apertura del film è lo spettatore quello che viene messo in una posizione ‘scomoda’: Elton partecipa ad una seduta di alcolisti anonimi ripercorrendo la sua vita, dagli studi alla Royal Accademy of Music fino agli anni ’80. Lo spettatore, da quel momento, stipula un patto di fiducia con il protagonista di Egerton e si lascia pervadere dai racconti/ricordi della rock star, accettando di vedere attraverso la lente dei suoi occhiali. Le emozioni personali diventano allora collettive e la felicità, come spesso accade nella vita, viene condivisa. Per tutta la durata di Rocketman si ha la sensazione di respirare a fiato corto, percezione che crea una sorprendente atmosfera d’immedesimazione totale (nonostante l’immaginazione del protagonista sfidi spesso realtà e forza di gravità). Soltanto dopo i titoli di coda è possibile tirare un sospiro di sollievo.

Rocketman

Il bambino prodigio Reginald Dwight, qui ancora chiamato con il nome di battesimo, viene raffigurato come come l’unica macchia di colore in un mondo opaco. Un esistenza silenziosa: sia per l’anonimità che ha caratterizzato la sua infanzia, sia per la poca importanza che i genitori dedicano alla sua musica. Ma dalla sopravvivenza forzata, Reg, riesce a trovare una via di fuga che gli offre la possibilità di riscrivere la sua vita. “Devi uccidere la persona che ti volevano far essere, se vuoi diventare chi vuoi essere davvero” gli suggerisce un cantante di colore. Dwight coglie la palla al balzo e vola a Los Angeles, dove comincia ad assaporare il gusto del successo. La notorietà diventa sempre più prorompete e di conseguenza il suo alter ego aumenta, gli indumenti diventano costumi di scena e le scarpe tramutano letteralmente in ali capaci di fargli spiccare il volo nel paradiso terrestre.

Un paradiso soltanto materiale che si rivela colmo di negatività e solitudine. Gli squilibri emotivi e lo stress provocano nel protagonista una scissione della personalità che, come il Rocket Man della canzone, vive una doppia vita caratterizzata da emozioni spesso in contrasto tra loro. Da una parte la fama e il denaro, dall’altra la famiglia (sgretolata). Non a caso la canzone che dà il titolo alla pellicola subentra nel punto focale della narrazione: il tentato suicidio di Elton John in piscina, in cui la ricostruzione scenica ricorda il gesto compiuto dall’astronauta nel video musicale.

Pur essendo risalito a galla è proprio su quel fondale che Elton realizza di non sapere quello che veramente è. Un bambino in un corpo adulto? Forse. Le insicurezze riemergono e le assenze che erano state messe da parte fino a quel momento riappaiono vivide ai suoi occhi. Non aveva mai ucciso la persona che gli altri volevano che fosse perché non ha mai avuto la forza di farlo. Viveva invece nella speranza che un  giorno sarebbe stato accettato per quello che sentiva di voler essere. Quel bambino intimorito è stato in parte accantonato, fino a quando non è arrivata la resa dei conti. Con il chiarimento, il perdono e l’amore, Elton sceglie di concedersi quella seconda possibilità che nessuno gli ha mai offerto, dimenticando il rancore di un passato infelice per un futuro sereno.

A differenza di altri biopic, il musical di Dexter Fletcher non fa sconti. Azzarda con astuzia e riesce ad esagerare con la giusta moderazione. Oltre alle luci e allo sfarzo, il Rocketman con Taron Egerton ha la forza di reggere a livello narrativo anche la decadenza autodistruttiva del suo protagonista, offuscato dall’uso spropositato di droga e alcool, senza mai avere la presunzione di dare allo spettatore una lezione di vita.

VOTO: 3.5 out of 5 stars