Rush (2013): Niki Lauda vs. James Hunt

Ricordando Niki Lauda scomparso il 20 Maggio 2019, invitiamo a riscoprire questo gioiello cinematografico.

Rush è la storia di un’amicizia e di un conflitto. Ed è la storia di un anno, durante il quale successero cose incredibili e drammatiche. E’ soprattutto una storia di sport. I fatti sono reali, per quanto mediati dal mezzo espressivo, letterario e cinematografico. E sono fatti emozionanti: un duello infinito tra due uomini che si stimano profondamente, pronti a sacrificare tutto per eccellere, per essere i primi.

La sceneggiatura, incentrata soprattutto sul 1976, è di Peter Morgan, già sodale del regista Ron Howard per Frost/Nixon, un genere di conflitto totalmente diverso rispetto a questo duello combattuto a 300 chilometri orari tra il pilota inglese e quello austriaco.

Da sinistra: Chris Hemsworth è Hunt, Daniel Bruhl è Lauda

Nella storia, viene dato eguale peso ai due personaggi, Niki Lauda e James Hunt, per quanto sarebbe stato più facile, come hanno fatto altri col recente Borg/Mcenroe, dare maggiore risalto al più famoso e titolato (e, al tempo, ancora in vita) Lauda, rispetto a Hunt, morto prematuramente e noto più agli appassionati che non al grande pubblico.

I due personaggi si presentano da sé, in voice over: come in Borg/McEnroe(ancora), funziona l’accostamento fuoco/ghiaccio, quindi ciascuno dei due è chiamato ad interpretare un elemento. Hunt sarà il fuoco, mirabilmente interpretato da un Chris Hemsworth assolutamente in parte. Bello, libertino, scatenato, affamato di vita e di velocità, il biondo James è l’altra faccia della medaglia di Niki, bruttino, algido, sprezzante, austriaco di Vienna, reso magistralmente da Daniel Bruhl  , attore noto in tutto il mondo per aver interpretato ruoli di “cattivo” in Inglourious Basterds di Tarantino e Avengers: Age of Ultron.

Lauda fa in tempo a conoscere Hunt in gare di categoria minore, e litigarci, prima di irrompere nella Formula 1 e laurearsi campione del mondo, nel 1975, con la Ferrari. Lauda non è simpatico, non è un comunicatore. Hunt è un guascone, piace a tutti, donne e colleghi. Hunt è l’istinto, Lauda la ragione.

Hunt è soprattutto un pilota, mentre Lauda, oltre ad essere un grande pilota, ha la mente di un ingegnere, in grado di riconfigurare l’assetto di un’automobile in una notte. E lo fa davvero, nella sequenza d’apertura del personaggio, quando sistema la macchina di Clay Regazzoni, il che gli procura il suo primo contratto in F1. Per inciso, l’italiano Pierfrancesco Favino è perfettamente a suo agio nella parte di Regazzoni.

Hunt insegue Lauda in tutti i modi possibili, senza possedere la disciplina dell’avversario, ma cercandone una propria. Interessante la sequenza nella quale la modella, più avanti moglie di Hunt, lo interrompe durante un training di visualizzazione della successiva gara di F1.       

I duellanti

Il 1976 è l’anno nel quale si consuma praticamente tutta la loro rivalità. La squalifica di Hunt dopo la vittoria nel GP di Spagna, il dominio di Lauda, Il divorzio di Hunt dalla moglie-modella (che lo tradisce con Richard Burton) e la crisi di risultati fanno vacillare il pilota inglese. Poi, l’incidente di Lauda al Nurburgring, le settimane fuori gara per curarsi i polmoni rovinati, il volto distrutto, mentre Hunt miete successi e scala la classifica. Infine, il leggendario ritorno di Lauda dopo soldi 42 giorni dall’incidente, al Gran Premio di Monza, con annessa rimonta, e le corse effettuate con le ferite al volto ancora fresche, sanguinanti al termine di ogni gran premio.

Un’epopea incredibile, che Howard riesce a filmare magistralmente. E’ aiutato in questo dalla prestazione intensa dei due attori, dagli effetti speciali che rendono il tutto credibile e reale, e soprattutto dalla magnifica fotografia di Anthony Dod Mantle (Slumdog Millionaire, Antichrist, Dogville), oltre che dalla sua classe ed esperienza di regista.

L’incidente al Nurburgring

Lauda perderà il titolo in Giappone, rifiutandosi di correre, dato che aveva ritenuto le condizioni non sicure, vista la pioggia torrenziale abbattutasi sul circuito. Hunt vincerà quindi la grande sfida per un solo punto sul rivale,  ma non sarà più campione, mentre la leggenda austriaca vincerà ancora, nel 1977. Niki aggiungerà al suo palmares anche un incredibile terzo titolo mondiale, nel 1984, duellando con Alain Prost quando, con incredibile freddezza calcolatrice, riuscirà a sfruttare un vantaggio di mezzo punto sul francese. Ottenuto questo, si ritirerà definitivamente dalla F1 l’anno successivo, almeno come pilota.

G.P. del Giappone, sotto una pioggia infernale

Howard ha dichiarato di essersi interessato più all’aspetto psicologico dei due protagonisti, piuttosto che alla loro rivalità. Ed è vero: le loro personalità sono ben lineari e distinte, forse anche troppo, per motivi di resa drammaturgica. Nella realtà James e Niki erano molto più amici, e si dice che ebbero dei veri contrasti solo a seguito della squalifica di Hunt per il Gran Premio di Spagna, poi revocata. Revoca che diede all’inglese la possibilità di laurearsi campione del mondo  di Formula 1.  Lauda, che tra l’altro ha apprezzato il film, ha dichiarato:  “non era così. Il film dice che io pensavo solo al lavoro e Hunt solo alle donne. Ma le donne ce le avevo anch’io”. Ma sono questioni che esulano dalla bellissima messinscena di Ron Howard, che filma un’epopea di spirito sportivo e, soprattutto, di coraggio ai limiti dell’incoscienza.

VOTO: 3.5 out of 5 stars