The Rocky Horror Picture Show

Trasgressivo, sensuale, irriverente: il fanta-musical con Tim Curry e Susan Sarandon ha scatenato l’entusiasmo degli spettatori di tutto il mondo. Trasformandosi in un oggetto di culto.

Frank’N’Furter

The Rocky Horror Picture Show è il capostipite dei midnight-cult movies: ogni cinefilo amante del mondo bizzarro adora, riverisce e rispetta, questo musical sfrenatissimo e kinky.
Tratto dalla omonima commedia musicale di Richard O’Brien (che nel film interpreta l’infido servitore Riff Raff), prima della sua apparizione in home-video è stato proiettato ininterrottamente per anni, con frequenti happening degli spettatori, che dallo spettacolo di mezzanotte, intervenivano vestiti come i personaggi e mimavano le scene cantando le canzoni insieme agli attori della pellicola.
La storia è una rivisitazione en travesti del mito di Frankenstein: una coppia di fidanzatini , Brad e Janet, in una notte di tempesta, trovatasi con la sua auto in panne, bussa alle porte di un lugubre castello, chiedendo soltanto di poter fare una telefonata. I due restano invece prigionieri dell’eccentrico e bisessuale scienziato Frank’N’Furter (in realtà un extraterrestre proveniente dal pianeta Transexual, galassia Transylvania), il quale li fa assistere alla nascita della sua creatura, una specie di ragazzone ipervitaminizzato di nome Rocky, approfitta dei loro corpi – svezzandoli entrambi – e sconvolge quanto basta le loro menti.

Brad e Janet

Biacca sul volto, capelli ricci, trucco esasperato, collana di perle, corsetto con paillettes, guanti lunghi, slip nero, reggicalze e scarpe con tacco a zeppa: Tim Curry nel ruolo di Frank’N’Furten ruba la scena a tutti, in un ruolo totale, che in seguito gli condizionerà non poco la carriera. Indimenticabile la sua prima apparizione, quando canta “I’m Just a Little Tranvestite” e l’ultima, sul palcoscenico teatrale con la torre della RKO come quinta, in cui malinconicamente si domanda “…che fine ha fatto Fay Wray”, la diva di King Kong”. Sue frasi celebri: “Non giudicate un libro dalla copertina”; “Io non voglio dissensi, voglio solo tensione dinamica”; “Non c’è reato quando provi piacere”; “Sorrido e quindi mi sento…realizzato. Ho visto tutti i cieli blu attraverso le lacrime nei miei occhi”.

Oltre a Tim Curry che, come detto sopra, giganteggia nel ruolo più importante della sua carriera, è tutta la band che riempie la pellicola con personaggi fantastici a rendere l’atmosfera delirante nel suo mood: lo strano maggiordomo Riff-Raff, la strana cameriera Magenta (Patricia Quinn), il motociclista Eddie (un indimenticabile Meat Loaf, controparte “naturale” di Frank, due facce della stessa medaglia) e la groupie Columbia (Little Nell Campbell). Tutti parte integrante di questo viaggio verso l’ignoto, dove perdersi nelle stramberie di Frank equivale a magnetismo.

Tim Curry giganteggia sul trono

Fin dall’inizio, con quelle labbra rosso scarlatto che cantano scontornate dall’oscurità, The Rocky Horror Picture Show manifesta la sua teatralità come riscatto da una regia di servizio, fin dalle prime inquadrature (si vedano tutti i siparietti seriosi, ma ironici con il Narratore/criminologo) si intuisce l’assunto di fondo: una realtà fantastica non può che generare una fantastica realtà e il film decolla subito verso l’interzona del cult-movie generazionale, fatto di sussulti libertari, denudamenti rigeneratori (esilarante la sequenza in cui Susan Sarandon desidera giacere con Rocky e gorgheggia: “Non ero mai andata oltre il bacio, pensavo fosse inutile arrivare all’heavy petting e ora voglio fare la porca”), mortificazioni dei benpensanti (l’austero Dr. Scott si ritrova nel finale anche lui in reggicalze e tacchi a spillo) e “sensuali sogni ad occhi aperti di cui far tesoro per sempre” (parola di Frank’N’Furter).

Nel finale Brad e Janet brancolano malinconicamente immersi in una cortina di fumo, la terra intorno a loro gira e diventa il mappamondo luminoso del Narratore, che conclude il film (con grottesco sussiego) parlando di “insetti chiamati razza umana, persi nel tempo, nello spazio e nel significato”. Ma intanto la lezione del folle scienziato proveniente dal pianeta Transexual è stata assorbita: uno scivolare dalla vecchia psiche verso qualcosa di nuovo significa uno spostarsi; e gli spostamenti si sa, offendono – o quanto meno scandalizzano – sempre qualcuno.

Il salvagente del “Titanic”

The Rocky Horror Picture Show è stato un fenomeno straordinario. Una combinazione di elementi, dal punk al glam rock, con l’enfasi alla moda sulla bisessualità. La somiglianza di Curry con Mick Jagger potrebbe essere stato uno dei fattori del grande successo.
Di sicuro questo è l’unico film (nella Storia del Cinema) che non può nemmeno essere discusso senza menzionare i suoi fan, perché l’hanno trasformato dall’essere un orribile horror campagnolo a uno spettacolo di mezzanotte favoloso.
Un Capolavoro che, ancora oggi, è uno degli spettacoli teatrali di maggior successo nei palcosceni americani. Amato e riverito, come si conviene ad un film di culto che ha segnato un’epoca.

Voto Autore: 5 out of 5 stars